Curiosità sui cristalli

Giada – le culture neolitiche che ne furono affascinate

giada proprietà

Le culture neolitiche sono state incredibilmente affascinate dalla giada. Una pietra tra l’altro molto bella di cui vi ho già parlato in un precedente articolo. Così come la giada era tanto amata, anche la nefrite e la giadeite lo erano. Queste pietre erano molto utilizzate qui in Europa, ma anche nella parte dell’America centro-settentrionale e dell’Asia.

Ovviamente oggi non possiamo avere un quadro reale e tanto meno completo di quello che era il significato della giada nella cultura neolitica. Non dimentichiamoci appunto che non vi erano testimonianze scritte e quando queste sono iniziate a sorgere, erano già passati secoli e secoli, perciò le cose erano già inevitabilmente modificate sia a livello culturale che di memoria.

La giada in Cina

Fu proprio in Cina, che l’uomo del neolitico scoprirono la nefrite e la giadeite. Secondo le prime testimonianze scritte, veniva ricavata tra i ciottoli del letto del fiume dalle donne, le quali le riconoscevano al tatto con la pianta dei piedi. Secondo il daoismo la nefrite conteneva il principio maschile solare. Per questo motivo la donna sapeva riconoscerla subito quando entrando a piedi nudi nel fiume, la toccava. Forse solo una leggenda, forse la verità. Sta di fatto che in questa storia i principi opposti si attraggono. Erano interessati soprattutto a quelli ben levigati, perché considerati custodi della forza in quanto avevano resistito dalla grotta della montagna lontana dove si trovavano in stato grezzo, fino al punto dove erano adesso.

Verso il VI millennio a.C vi è stata una vera e propria cultura intorno a questa pietra. Prima ancora di avere in Cina una scrittura ufficiale. Veniva lavorata, anche se in modo diverso tra una regione e l’altra. Le giade del periodo dinastico dello Shang all Han invece, risultavano in linea generale lavorate in modo simile nei vari territori. Le nefriti venivano messe anche sul corpo del defunto, perché credute capaci di offrire un sostegno durante il viaggio nell’aldilà.

L’importanza che in Cina attribuivano alla giada era davvero elevata. Pensate che con la nascita della Cina Imperiale, venne considerato un materiale che poteva appartenere unicamente all’Imperatore. I cittadini comuni non potevano possedere oggetti in giada, almeno che non fosse l’Imperatore stesso a permetterlo. Come nel caso di doni da parte sua, ad esempio i sigilli in nefrite dati ai governatori.

In diverse parti della Cina iniziarono poi a lavorare la nefrite. In base alla zona veniva usata una tecnica diversa ma, gli oggetti erano simili. Cosa che ha fatto pensare ad un lungo collegamento culturale. Da questo momento gli oggetti costruiti in giada divennero parte integrante della cultura cinese. Uno dei più famosi è il bi, un disco di 20/30 cm di diametro forato nella parte centrale. Si trovava nelle tombe (in un numero mai superiore a due) di personaggi importanti già dal 3500 a.C ma non p sicuro a cosa servissero e cosa rappresentassero. Per questi particolari bi veniva usato materiale di altissima qualità.

Il neolitico cinese vede il tipo di lavorazione ottimale durante la cultura Hongshan, nella Mongolia Interna. Usavano molto la nefrite verde, con la quale venivano realizzati i motivi zhulong e quelli della cicale, tutt’oggi molto diffusi.

Per concludere la parte sulla giada nel neolitico cinese, c’è da dire che la giada veniva usata già al fine del collezionismo. Pensate che gli oggetti in nefrite vengono lavorati affinché ottengano un aspetto antico.

La giada in Giappone

La giada è entrata in lavorazione verso il 4.000 a.C, quindi a metà della cultura Jomon. I loro insediamenti principali furono nell’isola di Kyushu, qui lavoravano l’ossidiana per scopi utilitari. Fu verso il 4.000 a.C che nelle loro tombe iniziarono ad apparire pietre per uso ornamentale. Tra queste troviamo l’ambra e la giadeite. Veniva prodotta nell’isola di Honshu, dove ancora oggi vi è il più importante affioramento di tutto il Giappone. Appaiono poi anche a 600 km di distanza. Questo per capire la valenza che gli veniva attribuita e che portava le persone a trasportarle all’interno delle rotte di scambio. In Giappone la giadeite non viene più lavorata e figuriamoci che i giapponesi sono amanti delle giade cinesi.

La giadeite veniva importata dal Giappone alla Corea nel VI secolo a.C. Tra il 57 a.C al 935 d.C in Corea diventa molto comune nelle tombe.

La giada in Europa

Anche nel neolitico europeo l’uomo produsse moltissimi oggetti in nefrite e giadeite. Come teste di ascia o scalpelli. Venivano si usate per realizzare utensili, ma difficile trovarvi sopra una qualsiasi traccia di utilizzo. Si pensa venivano usate a scopo ritualistico, simbolicamente legate al fulmine. Si ritrovano anche nelle sepolture neolitiche maschili dei personaggi importanti. Anche in Europa la maggior parte degli esemplari venivano trovati nei letti dei fiumi. Probabilmente ritenevano si trattasse di acqua solidificata. Inutile dire che venivano usati per la realizzazione di strumenti, anche per la loro natura apparentemente incorruttibile. Ecco che venivano usati anche come offerta alle divinità del grano. La giadeite veniva usata anche per realizzare oggetti ornamentali per le persone di alto rango.

La giada in America

Il collegamento tra Mesoamerica e giada è piuttosto intrinseco ma, per ovvie ragioni porto in superficie solo brevi notizie che ho reputato interessanti. Sapevate infatti che le culture maggiormente legate alla giada verde, furono quelle dei Maya e degli Olmeca? La seconda si trova nell’attuale Messico meridionale. Apprezzavano in modo particolare la giadeite verde-azzurra. Nelle montagne da loro occupate, vi erano degli affioramenti di giadeite usati da almeno il 1.500 a.C. Purtroppo quasi tutti i manufatti da loro realizzati erano preda di saccheggiamento, cosa che ha reso difficile durante gli scavi, rinvenirle sul territorio. Secondo i Maya ad esempio, le giadeiti olmeche erano simbolo del potere.

I re Maya indossavano gioielli in giada, ritenuti proprietari di un proprio spirito, il quale diventava via via più potente durante le cerimonie. Credevano anche che conferissero il potere di parlare con l’aldilà. Consideriamo comunque che i Re erano degli sciamani, e dovevano possere gli anelli di giada per mantenere in piedi il Cosmo. Quando s’interrompeva la linea di sangue reale, i gioielli andavano distrutti.


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