Pietre in Egitto: un viaggio nel Regno Antico

Non ci sono dubbi, già nell’Antico Egitto, le proprietà delle pietre preziose e semi-preziose, erano note. Ad esempio Marbodo (poeta, vescovo e monaco francese vissuto tra il 1035 e il 1123) ne parò nel suo Liber Lapidum seu de gemnis.

Sembra che, particolarmente importante fosse per gli egizi il colore delle pietre. Per loro il colore aveva infatti delle proprietà magiche e per tanto utilizzato a scopo di guarigione.

Le pietre in Egitto, come vedrete tra poco, venivano utilizzate in diversi ambiti. Uno degli scopi più comuni era quello di creare amuleti per proteggere dal male, sia esso terreno che ultraterreno, e per portare fortuna. Particolarmente utilizzati in questo senso erano monili con la forma di scarafaggi, creati utilizzando la terracotta, con dentro incastonate delle pietre preziose, specialmente lapislazzuli, corniola e turchese. Questi speciali amuleti riportavano anche il nome del proprietario e un messaggio personale. Considerati di inestimabile valore gli scarafaggi intagliati nei lapislazzuli, i quali stavano a indicare la vita eterna.

Anche le bambole venivano ornate con speciali bracciali, nei quali si possono tutt’oggi ammirare splendide perle, lapislazzuli, corniole e feldspato. Non mancavano ovviamente anche metalli come l’oro e l’argento.

In Egitto anche per i morti venivano utilizzate le pietre, soprattutto corniola e lapislazzuli. Nella tomba di Tutankamon venne trovata una maschera d’oro con incastonate varie pietre preziose. Nel pettorale funerario di Tutankhamon venne incastonata una corniola con lo scopo di aiutarlo a percorrere la via che l’avrebbe condotto all’aldilà.

Le pietre in Egitto si fondono con l’alchimia

Si dice che il fondatore dell’Alchimia fu proprio il Dio Thot, chiamato dai Greci Ermes il tre volte grande o Ermes Trismegisto. A lui si deve la nascita dell’arte alchemica, la miagia e la scrittura. Proprio nella città di Alessandria in Egitto troviamo uno dei più grandi centri di conoscenza alchemica, dove veniva praticata l’arte di trasmutare i metalli vili in oro.

All’interno del papiro magico di Harris troviamo dei riferimenti su come gli Egizi trasformavano il piombo in oro. Tale “miracolo” non avveniva solo a livello fisico, ma anche spirituale. Il processo di rinascita quindi, vi era su due piani. Da una parte c’era il biombo che diventava oro, dall’altra il sonno (l’ignoranza) che diventava risveglio (consapevolezza).

Uno dei motivi per cui le pietre erano tanto amate dagli Egizi era proprio questo. Erano consapevoli che essi erano il tramite che collegavano al divino e alla conoscenza.

Le pietre più usate in Egitto

Prendendo in considerazione le attuali scoperte degli archeologi impegnati continuamente nella ricerca di manufatti rari appartenuti alla cultura egizia, possiamo dire che, le pietre più utilizzate dagli Egizi per creare amuleti, adornare il corpo, curare o onorare i propri morti, erano: l’ametista, il lapislazzuli, l’agata, lo smeraldo, la corniola, il turchese e il feldspato.

Lapislazzuli in Egitto

Il lapislazzuli viene nominato nel “Il Libro dei Morti” (testo sacro egizio che contiene formule magico-religiose), all’interno del quale l’autore (sconosciuto) affermò che questa pietra a forma di occhio, era un amuleto estramente potente. Secondo gli Egiziani aveva delle proprietà medicinali proprio sulla vista. Ritenevano inoltre che il blu fosse il colore dei Re e per tanto questa pietra, cosparsa da punti dorati, lo mettesse in comunicazione con gli Dei. Era la pietra protettiva dei Faraoni.

Il Lapislazzuli veniva fatto in polvere, così da utilizzarla per tingere le stoffe utilizzate per la creazione degli abiti del Faraone. Sembra inoltre che permettesse anche di purificare l’anima e di curare i disturbi mentali. Era ed è tutt’oggi una pietra estremamente costosa. Nell’Antico Egitto possedere molti Lapislazzuli significava possedere anche tanto valore, sia a livello materiale che spirituale.

Estramente raro per gli Egizi lo scarabeo scolpito nel lapislazzuli. Esso simboleggiava l’immortalità.

Approfondisci: Lapislazzuli: proprietà, foto e significato

Ametista in Egitto

L’ametista in Egitto era associata a Mercurio/Thot/Ermete. questo per la sua apparente somiglianza al mercurio che, quando portato a ebollizione, emette dei vapori viola. Veniva utilizzata per proteggere gli ambasciatori egizi durante i loro lunghi viaggi all’esterno dalle città. Dovevano indossarla come ciondolo per proteggersi sia dagli attacchi esterni che i tradimenti interni. Era comunque una pietra votata alla protezione del viaggiatore. A livello curativo aiutava a ridurre il senso di colpa e i timori.

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Smeraldo in Egitto

L’Antico Egitto, famoso per le sue “Miniere di Cleopatra” (nome dato sotto il suo regno, proprio per la passione che aveva per gli smeraldi), era uno dei principali fornitori di queste pietre verdi. La leggenda vuole che queste grotte fossero tutte d’oro e a sorvegliarle vi fossero guardiani con grandi artigli. Sembra inoltre che, solo coloro che comunicavano con gli spiriti e le anime dei morti, potessero togliere dal luogo di origine gli Smeraldi di egitto.

Alcuni egittologi sostengono che gli smeraldi venivano utilizzati in Egitto già intorno al 1500 a.C. Altri esperti le vedrebbero posizionarsi in tempi anteriori.

Le miniere vennero sfruttate particolarmente sotto il regno di Al-Kamil. Quando l’interesse per il prodotto andò a svanire, ecco che le miniere vennero abbandonate. Tale situazione di stasi durò talmente a lungo che già nel Medio Evo il popolo se ne era dimenticato e riteneva che in Egitto non erano mai stati estratti smeraldi. Solo nel 1816 venne dimostrata la verità, questo grazie a Frédéric Cailliaud, il quale scoprì i giacimenti egiziani.

Corniola in Egitto

Tra le pietre in Egitto più famose, troviamo la Corniola. Proprio per il suo colore rosso/arancio era considerata uno dei principali simboli della vita. Può sembrare un controsenso ma, essa era considerata capace di accompagnare i defunti durante il loro viaggio nell’Aldilà. Questo perché, secondo la cultura Egiziana, la morte era solo la porta verso una nuova vita e questa pietra arancione aveva il compito di favorire il passaggio. Ecco perché un prezioso esemplare era stato incastonato nel pettorale funerario di Tutankhamon.

Era in realtà presente in quasi tutti i riti religiosi legati alla morte, pur essendo appunto il simbolo della vita. Associata anche alla Dea Iside. Ricordiamo inoltre che gli Antichi Egizi crearono due sculture in pietra, una a forma di falco una a forma di Ariete, interamente in Corniola. Essa rappresenta anche la saggezza e i valori spirituali dell’individuo.

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Turchese in Egitto

Lo scarabeo è per gli egiziano uno dei simboli per eccellenza. Tra le pietre più utilizzate per la sua creazione troviamoil turchese. Usato come amuleto protettivo, ritenevano che fosse capace di dare gioia e mantenere alta la voglia di vivere. Particolarmente utilizzato in Egitto è il Turchese Verde.

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Diaspro rosso

Il diaspro rosso simboleggiava il sangue fertile di Iside. Veniva infatti utilizzato per donare fertilità. Non solo, questa pietra era usata per creare collane da appendere al collo dei defunti, con sopra inciso il capitolo 156 del Libro dei Morti.

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